Classificare: attività di logica


Dopo la visione e l'ascolto della storia  “IL PAESE DEI QUADRATI” di Francesco Tonucci.

Dalla riflessione sul racconto è emerso che potevamo distinguere due forme geometriche ben definite: i quadrati e i triangoli. Mentre i quadrati risultavano tutti identici, i triangoli invece mostravano caratteristiche diverse.

I bambini hanno osservato che “alcuni sono molto appuntiti, altri più schiacciati, più piatti…”.
Queste prime osservazioni spontanee sono state preziose: rivelano come i bambini, quando messi nelle condizioni di esplorare, attivino naturalmente processi di analisi, confronto e descrizione. È proprio da queste intuizioni che nasce il pensiero matematico. Da qui è nata la scoperta del significato di classificare.


All’inizio, però, molti alunni pensavano erroneamente che volesse dire “fare una classifica”.
Questo fraintendimento è tipico e didatticamente interessante: mostra come i bambini attribuiscano significato alle parole a partire dalle esperienze quotidiane. Per questo è fondamentale creare occasioni in cui il linguaggio matematico possa essere esplorato, negoziato e costruito insieme.

Per chiarire il concetto, ho proposto alcuni esempi e abbiamo approfondito l’argomento sul libro di testo e sul quaderno.
L’obiettivo non era solo “dare una definizione”, ma far vivere ai bambini l’esperienza concreta della classificazione, affinché potessero comprenderla attraverso l’azione e non solo attraverso le parole.

Ho chiesto loro di immaginare una scatola piena di giocattoli di colori e forme diverse. Possiamo classificarli in base al colore (rossi, blu, verdi) oppure alla forma (palline, cubi, piramidi). Allo stesso modo possiamo classificare anche i numeri: pari e dispari, maggiore di e minore di…
Questo passaggio dal concreto all’astratto è un nodo pedagogico fondamentale: permette ai bambini di costruire ponti cognitivi tra ciò che conoscono e ciò che stanno imparando, rendendo la matematica un linguaggio vivo e significativo.

Dopo un paio di lezioni siamo tornati ai nostri triangoli, pronti a osservarli con occhi nuovi.
A quel punto, la classificazione non era più un esercizio meccanico, ma un processo consapevole: 

i bambini sapevano cosa cercare, quali criteri utilizzare, come giustificare le loro scelte.
È in questi momenti che si vede la potenza dell’apprendimento attivo: i bambini non ripetono, costruiscono.

Se vuoi approfondire il tema "insiemi" ottimo il materiale di Serena Zollino.


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